Agenzia moda : VF Casting news
: A breve nuovi casting, rimanete collegate con noi. Ripartono i casting per le comparse di Gomorra 2 la serie. Quella dei casting per Gomorra era una notizia attesa da tempo, da centinaia dei nostri lettori amanti della famosa serie tv di sky, che siamo davvero felici di potervi comunicare. I provini aperti per gomorra 2, riguarderanno solo le comparse e si terranno il 2 Giugno 2015 xxxxxxxxxx   Per partecipare ai provini per le comparse di Gomorra 2 bisogna recarsi presso xxxxxxxxx il giorno 2 giugno dalle 10 alle 18 seguendo le regole qui riportate: –Occorre essere maggiorenni; – Occorre portare : Si cercano bambini e bambine residenti a xxxxx e provincia tra i 7 e i 12 anni per il film “La Classe degli asini” con Vanessa Incontrada   Casting urgentissimo a xxxxxxx per bambini dai 7 ai 12 anni per la realizzazione del film “La classe degli asini”, con Vanessa Incontrada. Il film, dal titolo ancora provvisorio, è prodotto da 11 Marzo Film in collaborazione con Rai. Il film, ambientato nella Torino degli anni 70, tratta l’integrazione dei bambini disabili nella scuola comune, delineando la storia di Mirella Casale, insegnante : Cerchiamo uomini e donne, tra i 20 e i 45 anni, di qualsiasi orientamento sessuale ( possibilmente educati e parlanti, fattori imprescindibili ) che abbiano voglia di mettersi in gioco, in un programma molto innovativo sia nell immagine che nello stile. Previste riprese in intimo. La trasmissione andrà in onda su Discovery Channel ed è previsto compenso. Per informazioni telefonare allo 02 69001600 oppure inviare una mail a info@vf-casting.it . La richiesta riguarda solo persone residenti in Lombardia e sono : Riaperti i casting dedicati ai bambini per partecipare a Junior Masterchef, su Sky Ricerchiamo giovani cuochi tra gli 8 e i 13 anni      Per il programma culinario Junior Masterchef  terza edizione   in onda su SKY  riaprono i casting dedicati ai bambini , piccoli talenti della cucina tra gli 8 e i 13 anni, che li vedrà deliziarsi e sfidarsi ai fornelli con la loro fantasia, il loro amore per la cucina,e tantissima voglia di stupire e divertirsi e proporsi  tra i piccoli aspiranti : Canale 5 ricerchiamo comparse per la fiction : Rimbocchiamoci le maniche La nuova serie di Canale 5 “Rimbocchiamoci le maniche” prodotta da Endemol Italia , svolgerà casting per comparse nelle xxxxxxx Protagonista Sabrina Ferilli , la serie comprende otto puntate La regia è di Stefano Reali Location: Offida e Grottammare Le riprese si svolgeranno tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2015 I casting sono rivolti a donne e uomini di età compresa tra i 18 ed i 72 anni e si svolgeranno : Casting attori e attrici per video di uno dei principali Big della musica italiana - Milano   Casting attori e attrici a Milano per il video di uno dei principali Big della musica italiana. Le riprese avranno luogo a Milano tra la prima e la seconda settimana di dicembre. Younuts Production ricerca le seguenti figure. Per ruolo di protagonista: - 1 ragazza età 20-30 anni, tassativamente RASATA o disposta a essere rasata per il video Per ruolo di figurante speciale: - 4 uomini o donne, età 50-70 anni, tassativamente con TATUAGGI IN VISTA - 4 Bikers età 50-70 anni - 2 afroamericani : Casting attori e attrici a Milano per web serie “Valentina”Diversi i ruoli disponibili per la web serie ispirata alla celebre Valentina di Crepax     Riceviamo e pubblichiamo con piacere l’annuncio casting da parte del “Centro Sperimentale di Cinematografia – Lombardia”, che annuncia l’apertura di un casting a Milano per attori e attrici per la realizzazione della serie web “Valentina – Storie di ordinaria follia, teaser”, ispirata al celebre personaggio nato dalla matita di Guido Crepax. Il progetto audiovisivo, ancora in ambito accademico, consiste nella realizzazione di un video ispirato a : Casting attori e attrici per film con Sarah Jessica Parker Sarà girato a Roma dal mese di ottobre     Il tuo sogno è sempre stato quello di recitare accanto a Sarah Jessica Parker, indiscussa protagonista della serie americana di successo Sex and the city? Potrai averne la possibilità, grazie al film All roads lead to Rome (Tutte le strade portano a Roma), prodotto dalla Ambi Pictures in collaborazione con la Paradox Studios, per la regia della svedese Ella Lemhagen, che vedrà come protagonista proprio Sarah Jessica Parker. La commedia : VF CASTING-EVENTI-PRODUZIONI DI MILANO PER IMPORTANTE EVENTO MERCEDES RICERCA:NR 3 RAGAZZI MOLTO BELLI PER ATTIVITA’ DI STEWARD CON LE SEGUENTI CARATTERISTICHE:ALTEZZA MINIMA 1.80CAPELLI SCURIOCCHI CHIARINON PALESTRATOPREVISTO LAVORO IN SMOKING (FORNITO DALLA PRODUZIONE)IL LAVORO SI SVOLGERA’ A PAVIA PER UN GIORNO TRA LA 1 E SECONDA SETTIMANA DI NOVEMBRE ORARIO DI IMPEGNO DALLE 11 ALLE 18 ED IL COMPENSO PREVISTO E’ DI EURO 200 (DUECENTOEURO).PRESENTARSI PER IL CASTING MERCOLEDI’ 15 OTTOBRE DALLE 10.30 PRESSO LA VF PRODUZIONI- EVENTI- CASTING- VIA FRANCESCO : Casting attori, attrici e bambini/e per film: Aneddoti Kids - Frosinone   Per completare il cast artistico dellungometraggio “Aneddoti Kids”primo film nella storia girato da bambini, prodotto da “Primus Motion Picture” con distribuzione Internazionale, il lavoro saràretribuito. In particolare si cercano i seguentiruoli principali: 1° Aneddoto “LA MISSIONE” Marco 11/13 anni, Fratellino 6/9 anni, Madre 32/37, Padre 35/40 2° Aneddoto “IL NASTRO” Danilo 11/13 anni, Bruno 11/13 anni, Allenatore 35/40, Inserviente 65/70 3° Aneddoto “GAME OVER” Paolo 11/13 anni, Matteo 11/13 anni, Alessandra 10/12 4° Aneddoto “LO SCAMBIO” Martina 9/12 anni, Stefano 11/13 anni, Mirko 11/13,

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agenzia di modelle milano provini per castings logoLa televisione (parola entrata in uso in Italia nel 1931, su modello dell'inglese television, coniata dal prefisso greco tele, "a distanza", e dal latino video, abbreviato TV, è la diffusione corrente di contenuti visivi e sonori, fruibili in tempo reale o con un breve ritardo, a utenti situati in aree geografiche servite da apposite reti di telecomunicazione e dotati di specifici apparecchi elettronici detti televisori, o di altri impianti per telecomunicazioni.
Da un punto di vista sociologico la televisione è uno dei mezzi di comunicazione di massa tra i più diffusi e apprezzati e naturalmente anche tra i più discussi. Dal punto di vista del pubblico, la semplicità d'uso e l'attuale basso costo l'hanno portata ad affiancare sempre più efficacemente la stampa e la radio come fonte di informazione e soprattutto di svago grazie agli innumerevoli spettacoli offerti.agenzia di modelle milano provini per castings logo

Televisore dei primi anni cinquanta
La televisione è uno dei mezzi di comunicazione più utilizzati nel mondo. milano agenzia modelle
Storia

L'evoluzione della televisione broadcaster ha seguito 3 fasi principali: - Fase della scarsità: È un periodo che va dagli anni '40 ai '70, le frequenze sono scarse così come i canali - Fase intermedia: È un periodo che va dagli anni '70 fino a metà degli anni '90, le frequenze e i canali aumentano - Fase dell'abbondanza: È un periodo che va da metà degli anni '90 in poi, le frequenze aumentano così come i canali e l'offerta diventa personalizzata
I contenuti

I contenuti diffusi agli utenti possono essere una ripresa della realtà, una creazione artificiale (i cartoni animati), o anche una combinazione delle due. Possono essere riprodotti oppure, in caso di ripresa della realtà, ripresi e contemporaneamente trasmessi agli utenti. In quest'ultimo caso si parla di "diretta" o, usando un termine inglese, di "live". La singola produzione visiva e sonora diffusa agli utenti è chiamata programma televisivo. L'insieme dei programmi televisivi di un'emittente televisiva è chiamato palinsesto. Un programma televisivo può essere prodotto dall'editore dell'emittente televisiva oppure da altre aziende. Se è prodotto da altre aziende l'editore può comprarne la proprietà oppure limitarsi all'acquisto dei diritti di diffusione.
Caratteristiche tecniche principali
Le caratteristiche tecniche dei contenuti visivi e sonori diffusi agli utenti variano a seconda dello standard televisivo utilizzato. Sono comunque individuabili alcune caratteristiche principali comuni a tutti gli standard televisivi.
I contenuti visivi sono immagini in movimento bidimensionali di forma rettangolare. I primi anni sono stati utilizzati vari rapporti d'aspetto, oggi sono utilizzati i rapporti d'aspetto 4:3, 16:9 e 21:9. All'inizio i contenuti visivi erano in bianco e nero, poi gradualmente, a partire dal 1954 negli Stati Uniti, sono diventati a colori.
Le immagini in movimento sono ottenute visualizzando in rapida sequenza delle immagini fisse chiamate frame, termine di lingua inglese, o quadri, termine italiano, in modo analogo a quanto avviene nel cinema con la pellicola cinematografica. Per il fenomeno della persistenza della visione se le immagini fisse sono visualizzate ad una velocità sufficientemente alta sono percepite come immagini in movimento e non come sequenza di immagini fisse. La frequenza delle immagini è misurata in frame per secondo ed è quasi sempre 25 o 30. I moderni standard televisivi per la televisione digitale prevedono anche valori di 50 o 60.
I contenuti sonori possono essere mono, stereo o multicanale. Può anche essere disponibile più di un sonoro contemporaneamente, uno solo dei quali ovviamente ascoltabile a scelta dell'utente. Tale funzionalità permette ad esempio con un film di poter ascoltare la colonna sonora originale o quella doppiata in altre lingue.
Per un'informazione più particolareggiata sulle caratteristiche tecniche dei contenuti visivi e sonori si veda la voce Standard televisivi.
Formati televisivi
I contenuti visivi e sonori diffusi agli utenti sono i più vari ma essenzialmente finalizzati ad informare o intrattenere. Non sempre è possibile farli rientrare in un genere specifico, a volte invece rientrano in più di uno. Sono comunque riconosciuti i seguenti formati televisivi, alcuni non propri della televisione.
Generi propri della televisione:
Non fiction:
telegiornale
talk show
reality show
talent show
telequiz, game show
varietà (spettacolo)
divulgazione culturale (documentario, divulgazione scientifica, storica, ecc.)
pubblicità televisiva
fictiontelevisiva:
teleteatro
sceneggiato televisivo
film per la televisione
miniserie e miniserial televisivo
serial televisivo (soap opera e telenovela)
serie televisiva (serie animata, anime, sit-com)
Generi non propri della televisione:
documentario (viene prodotto anche per il cinema)
situation comedy (viene prodotta anche per la radio)
soap opera (viene prodotta anche per la radio)
Tipologie di televisione e inerenti aspetti tecnologici
Televisione terrestre, televisione via cavo e televisione satellitare [modifica]
La televisione viene diffusa agli utenti attraverso reti per telecomunicazioni che possono utilizzare metodi di trasmissione diversi in diversi tratti della rete. In base al metodo di trasmissione utilizzato nel tratto di rete che giunge all'utente la televisione si distingue in televisione terrestre se il metodo di trasmissione utilizza onde radio emesse da trasmettitori posti sulla superficie terrestre, in televisione satellitare se il metodo di trasmissione utilizza onde radio emesse da trasmettitori posti su satelliti per telecomunicazioni, in televisione via cavo se il metodo di trasmissione utilizza un cavo per telecomunicazioni.
Televisione analogica e televisione digitale
Da un punto di vista tecnico la televisione è un'informazione elettronica e l'informazione elettronica può essere rappresentata in due forme diverse: analogica o digitale. In base al tipo di rappresentazione utilizzata per l'informazione elettronica la televisione si distingue in televisione analogica se la rappresentazione è analogica e in televisione digitale se la rappresentazione è digitale. In realtà nella televisione analogica solo la componente visiva, le immagini in movimento, è sempre rappresentata in forma analogica, le altre componenti, come ad esempio il suono, possono anche essere rappresentate in forma digitale. Nella televisione digitale invece ogni componente informativa (immagini, suono, servizi interattivi) è sempre in forma digitale. In Italia l'unica componente informativa della televisione analogica attualmente rappresentata in forma digitale è il teletext.
Sia la rappresentazione analogica dell'informazione elettronica televisiva che quella digitale sono usate per la televisione terrestre, per la televisione via cavo e per la televisione satellitare. In modo ancora più particolareggiato la televisione viene quindi distinta in televisione analogica terrestre e televisione digitale terrestre, televisione analogica via cavo e televisione digitale via cavo, televisione analogica satellitare e televisione digitale satellitare.
Da un punto di vista tecnico televisione analogica e televisione digitale significa standard televisivi diversi. Lo standard televisivo è necessario affinché il provider televisivo e l'utente televisivo possano comunicare attraverso apparecchiature televisive interoperanti. Lo standard televisivo non è altro infatti che un "linguaggio" basato su rigorose regole, le specifiche tecniche, che le apparecchiature televisive devono seguire per risultare interoperanti. Standard televisivi diversi da un punto di vista pratico per l'utente significa doversi dotare di apparecchi televisivi compatibili, per questo è buona norma limitare il più possibile la proliferazione di standard televisivi. Spesso però interessi di tipo commerciale o anche politico vanno contro tale principio.
Da un punto di vista prestazionale televisione digitale significa funzionalità e servizi quasi illimitati per la facilità di implementazione permessa dalla tecnologia digitale. La televisione infatti è nata come analogica ma il futuro è certamente nella tecnologia digitale per gli indubbi vantaggi che questa offre rispetto alla tecnologia analogica. Per questo è in atto un progressivo passaggio dalla televisione analogica alla televisione digitale. Quando il passaggio sarà completato non si parlerà più di televisione analogica terrestre e televisione digitale terrestre, o di televisione analogica satellitare e televisione digitale satellitare, ma di nuovo semplicemente di televisione terrestre, televisione satellitare e televisione via cavo, come quando la tecnologia digitale non aveva fatto ancora il suo ingresso in campo televisivo e la televisione digitale non esisteva ancora.
Televisione interattiva
La televisione nasce come comunicazione unidirezionale dal provider televisivo all'utente, cioè l'utente non ha la possibilità di interagire con la televisione. L'editore dell'emittente televisiva decide i programmi televisivi di cui deve fruire l'utente e tutti gli utenti fruiscono dei medesimi programmi televisivi nel medesimo istante. L'unica forma di interazione dell'utente con la televisione è la possibilità di scegliere l'emittente televisiva tra quelle disponibili.
Con il passare degli anni e il progredire della tecnologia, in particolare di quella digitale, iniziano ad essere disponibili i primi servizi televisivi attraverso cui l'utente interagisce con la televisione, tali servizi sono chiamati servizi interattivi (per approfondire il concetto di interattività si veda la relativa voce). Nasce così la televisione interattiva, la televisione in cui sono disponibili i servizi interattivi.
Oggi i moderni standard televisivi per la televisione digitale, in modo particolare l'IPTV, non pongono limiti alle possibilità di interazione dell'utente con la televisione, gli unici limiti sono dati dalle capacità e dalla creatività degli sviluppatori dei servizi interattivi. In particolare si sta sviluppando molto l'interattività legata all'interazione sociale, la cosiddetta Social tv.
Servizi interattivi
I servizi interattivi sono:
teletext: permette di fruire di contenuti testuali/semigrafici. I contenuti offerti sono i più vari: dalle notizie alla guida ai programmi televisivi, dalle informazioni di utilità sociale agli annunci economici, dall'orario dei treni alla pubblicità. Il teletext è stato (ed è) il primo servizio interattivo sviluppato per la televisione.
pay per view: permette di fruire a pagamento di un programma televisivo, o di un gruppo di programmi televisivi, da un archivio messo a disposizione dal provider televisivo.
video on demand: permette di fruire di un programma televisivo, da un archivio messo a disposizione dal provider televisivo, in qualsiasi momento non appena lo si richiede. Può essere abbinato alla pay per view.
videogioco.
Esistono poi molti altri servizi interattivi non identificati da una denominazione generica ma da un nome proprio attribuito dall'editore.
Televisione on demand
La televisione on demand è la televisione in cui è disponibile il video on demand, è quindi una tipologia di televisione interattiva.
Nella televisione tradizionale è l'editore dell'emittente televisiva che sceglie quali programmi televisivi fornire agli utenti e a quale ora. Una volta effettuata tale scelta, stabilito cioè il palinsesto, tutti gli utenti fruiscono dei medesimi programmi al medesimo orario. Nella TV on demand è invece l'utente che sceglie il programma televisivo (da un archivio più o meno capiente messo a disposizione dell'editore) e l'orario di visione.
La TV on demand supera quindi due dei principali limiti della televisione tradizionale: la diffusione contemporanea a tutti gli utenti dei medesimi programmi televisivi e l'impossibilità da parte dell'utente di scegliere quale programma televisivo fruire (eccezione fatta per la possibilità di scegliere il programma televisivo di un'altra emittente televisiva). Per questo la TV on demand è da ritenersi un nuovo concetto di televisione, e più che una tipologia di televisione interattiva deve essere contrapposta alla televisione tradizionale. Dopo la nascita della TV on demand, la televisione tradizionale, al fine di distinguerla da quella on demand, viene infatti detta televisione lineare.
La TV on demand è una novità degli ultimi anni resa possibile dagli ingenti sviluppi avvenuti in campo tecnologico nei settori dell'elettronica e dell'informatica.
Televisione on demand in Italia
Per ora in Italia ad offrire la TV on demand sono le piattaforme Sky (con Sky Selection ON DEMAND), TVdiFASTWEB, Alice Home TV, Tiscali TV e Mediaset Premium (con Premium ON DEMAND) in digitale terrestre.
Le maggiori emittenti radiotelevisive offrono la possibilità di rivedere dal loro sito programmi, documentari e serie fiction, ad esempio tramite RaiClick e Mediaset Rivideo. Mediaset permette di rivedere anche film e telefilm.
Nella tipologia di TV on demand può essere classificata anche la trasmissione di contenuti audio e video su telefono cellulare.
Tutti gli operatori telefonici prevedono offerte di questo tipo per la visione in diretta o in differita, principalmente di telegiornali ed eventi sportivi.
Ogni operatore collabora con un certo numero di case costruttrici di cellulari, le quali permettono l'accesso al portale e ai contenuti. In Italia, la TV sui cellulari è broadcast blocked, ossia un cellulare permette di vedere i contenuti di un solo operatore.
Diversamente dalla SIM, non c'è un periodo trascorso il quale l'operatore telefonico è obbligato dalla legge antitrust a permettere l'uso del terminale anche con altri operatori.
Inoltre è in via di sviluppo TW-NET un'ulteriore piattaforma innovativa multicast (la televisione che vuoi, quando vuoi) che permette di ricevere e interagire in tecnologia multicast con i broadcasters.
Televisione ad alta definizione

La definizione dell'immagine televisiva è sempre stata fin dalla nascita della televisione un aspetto rilevante. Le prime diffusioni televisive non sperimentali iniziano a partire dal 1928 negli Stati Uniti e a partire dal 1929 nel Regno Unito e in Germania. È una televisione elettromeccanica che ha dalle trenta alle cinquanta linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva. Per questo non è presa troppo in considerazione, l'immagine è veramente scadente. Si pensi ad esempio che gli standard televisivi di televisione analogica utilizzati oggi in Italia hanno 625 linee di risoluzione verticale ( PAL ) dell'immagine televisiva. Si pensi anche che nel 1928 esisteva già dal 1895 il cinema con una buona qualità dell'immagine. La televisione è vista dalla gente comune ancora come qualcosa di sperimentale, come un gioco tecnologico. Nella sua massima evoluzione la televisione elettromeccanica raggiungerà 240 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva prima di essere completamente dismessa già nel 1939 sostituita dalla televisione elettronica.
La televisione elettromeccanica è una televisione ad uno stadio embrionale che si diffonde solo in pochissime nazioni del mondo e in aree geografiche molto limitate. In Italia ad esempio non si diffonde, viene solamente sperimentata. È definita elettromeccanica perché l'apparecchio di acquisizione delle immagini (la telecamera) e quello di visione (il televisore) sono basati su un dispositivo elettromeccanico, il disco di Nipkow.
Una televisione completamente elettronica, in cui cioè l'apparecchio di acquisizione delle immagini e quello di visione sono basati su dispositivi elettronici, si diffonde a partire dal 1936 nel Regno Unito e in Germania, a partire dal 1938 in Francia, e a partire dal 1939 negli Stati Uniti. È una televisione che ha intorno alle 400 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva e viene definita televisione ad alta definizione avendo una definizione dell'immagine televisiva significativamente più alta della televisione elettromeccanica.
Nel 1939 viene dismessa la televisione elettromeccanica e la televisione elettronica rimane l'unica esistente (tuttora è l'unica esistente), appaiono infatti subito chiare le maggiori potenzialità della televisione elettronica. Nella seconda metà del XX secolo si diffondono in tutto il mondo standard televisivi con 486 e 576 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva. Tali risoluzioni diventano quindi la norma e non ci si riferisce più ad esse come televisione ad alta definizione ma come televisione a definizione standard. Il termine "televisione ad alta definizione" assume infatti una valenza diversa nel corso degli anni. È un termine che indica in modo generico una televisione con definizione dell'immagine significativamente superiore a quella della televisione maggiormente diffusa correntemente. Quando la televisione che oggi è considerata ad alta definizione diventerà la norma saranno già sperimentate o anche adottate definizioni dell'immagine televisiva ancora più alte che verranno definite a loro volta televisione ad alta definizione.
Dal 1948 al 1986 la Francia adotta uno standard di televisione analogica con 755 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva. Tale risoluzione è considerata tuttora televisione ad alta definizione. L'unico altro standard di televisione analogica adottato nel mondo e considerato tuttora televisione ad alta definizione è quello adottato in Giappone.
Nel 1968 il Dr. Takashi Fujio, direttore dei laboratori di ricerca della NHK, la televisione pubblica giapponese, inizia a studiare una televisione ad alta definizione con oltre 1000 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva. Nel 1980 sono realizzati i primi apparecchi televisivi (telecamera, videoregistratore, telecinema) per uno standard televisivo a 1035 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva. Nel 1987 la NHK inizia la diffusione via satellite di un'emittente televisiva ad alta definizione, lo standard televisivo è denominato MUSE. Lo standard televisivo verrà abbandonato nel 2007 in favore dei nuovi standard televisivi digitali che prevedono anche la televisione ad alta definizione: ISDB-T (per la televisione terrestre), ISDB-S (per la televisione satellitare), e ISDB-C (per la televisione via cavo).
Nel frattempo anche l'Europa e gli Stati Uniti avviano progetti per la definizione di standard analogici di televisione ad alta definizione. Nel 1986 la CEE lancia il progetto Eureka 95 per sostenere economicamente la diffusione della televisione ad alta definizione in Europa. Nel 1987 iniziano le prime trasmissioni sperimentali di televisione ad alta definizione con lo standard analogico HD-MAC. È lo standard proposto per l'Europa ed ha 1152 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva. Tale standard non verrà però mai adottato perché nuovi sviluppi in campo digitale renderanno la televisione digitale, ritenuta fino ad allora solo un progetto futuribile, realizzabile nel breve periodo. I vantaggi e le possibilità che prospetta la televisione digitale fanno cessare ogni investimento sulla televisione analogica in favore di quella digitale, anche quelli riguardanti la televisione ad alta definizione. Nel 1993 il progetto Eureka 95 viene abbandonato e nello stesso anno viene fondato il consorzio DVB Project con lo scopo di creare degli standard europei per la televisione digitale, standard che oggi vengono utilizzati in tutto il mondo.
Anche gli Stati Uniti non sono da meno anche se non arriveranno mai a definire uno standard analogico per la televisione ad alta definizione. Già nel 1977 la SMPTE, uno dei più importanti enti internazionali che si occupa di standard cinematografici e televisivi che ha base negli Stati Uniti, crea un gruppo di studio sulla televisione ad alta definizione. Nel 1981 sempre la SMPTE crea l'HDTV Electronic Production Working Group che nello stesso anno definisce un primo formato video per la televisione ad alta definizione con 1035 linee di risoluzione verticale dell'immagine video. Nel 1982 l'EIA, l'IEEE, il NAB, l'NCTA e la SMPTE creano l'ATSC un'organizzazione non profit per lo sviluppo di standard avanzati di televisione destinati primariamente agli Stati Uniti. L'ATSC però non arriverà mai a definire uno standard analogico di televisione ad alta definizione. A partire dal 1993 sposterà infatti l'attenzione esclusivamente sulla televisione digitale abbandonando quella analogica e nel 1995 delibererà i primi standard per la televisione digitale.
Oggi i moderni standard di televisione digitale prevedono anche la televisione ad alta definizione con risoluzione verticale dell'immagine televisiva di 720 e 1080 linee.
Tipologie di televisione inerenti altri aspetti

Televisione pubblica e televisione privata
La televisione inizia timidamente a diffondersi a partire dal 1928 negli Stati Uniti e a partire dal 1929 nel Regno Unito e in Germania. È una televisione elettromeccanica basata sul disco di Nipkow ancora ad uno stadio embrionale con solo qualche decina di linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva e diffusa solo in alcune aree geografiche molto ristrette. Una televisione totalmente elettronica inizia a diffondersi a partire dal 1936 nel Regno Unito e in Germania, a partire dal 1938 in Francia, e a partire dal 1939 negli Stati Uniti, ed ha intorno alle 400 linee di risoluzione verticale dell'immagine televisiva.
Due sono però le nazioni che fanno da modello per il resto del mondo, gli Stati Uniti, in particolare inizialmente per l'America settentrionale, e il Regno Unito, in particolare inizialmente per l'Europa. Negli Stati Uniti si afferma una televisione completamente libera affidata all'iniziativa privata, finanziata dalla pubblicità e volta al profitto economico. Nel Regno Unito invece si afferma una televisione monopolistica affidata allo Stato e gestita con finalità di servizio pubblico. Nel caso di televisione affidata allo Stato si parla di televisione pubblica, mentre nel caso di televisione affidata all'iniziativa privata si parla di televisione privata o televisione commerciale.
Con il passare dei decenni entrambi i modelli si affermano anche all'interno della stessa nazione, ma restano presenti gli aspetti positivi che li hanno contraddistinti in passato: il regime di libertà, e di conseguenza di concorrenza, presente nella televisione privata produce un'offerta ricca e di qualità, mentre la televisione pubblica offre qualità in programmi televisivi spesso trascurati dalla televisione privata perché di basso audience e quindi di scarso profitto (noti in tutto il mondo sono ad esempio i documentari dell'inglese BBC per la qualità offerta). In generale la televisione pubblica è più attenta nel fornire programmi di utilità sociale e di maggiore levatura culturale (un esempio sono gli sceneggiati televisivi della RAI).
Televisione pubblica e televisione privata in Italia
A differenza di Francia, Germania e Inghilterra che avevano già effettuato i primi tentativi di trasmissione regolare di programmi televisivi, lo sviluppo italiano di questa nuova tecnologia era assai più limitato. In Inghilterra, poco prima dello scoppio della guerra, erano in circolazione circa 20.000 videoricevitori venduti direttamente al pubblico; ciò fa supporre che lo sviluppo del piccolo schermo era già a buon punto, così come lo era in Francia dove gli esperimenti di trasmissioni erano ormai appuntamenti quasi quotidiani. In Germania le cose stavano prendendo un piede prettamente propagandistico: Hitler comprese l’importanza strategica di questo vettore per la sua inarrestabile politica nazista. E fu proprio in Germania che avvenne la prima diretta televisiva: le XI Olimpiadi di Berlino dell’estate 1936. Vennero trasmesse in diretta in 27 luoghi pubblici, per un totale di otto ore giornaliere, tramite cavo coassiale, tra Berlino e Lipsia e tra Berlino e Monaco. Hitler e Vittorio Mussolini assistettero alle riprese. Non stupisce dunque il fatto che in Germania esisteva già nel 1940, il Palazzo della Televisione. In Italia, a fronte dell’evento estivo che avrebbe cambiato il mondo della comunicazione e a fronte della forte collaborazione politica-sociale con la Germania, venne emanata una legge (9 gennaio 1936) che stabiliva il passaggio dei programmi dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) sotto il controllo del Ministero della Stampa e Propaganda del governo fascista.
Le televisioni pubbliche non furono solo oggetto privilegiato dell’Europa ma furono usate anche in Asia. In Giappone il mezzo fu visto come un nuovo simbolo di medium informatico e di propaganda, un po’ come accadde in Germania. Nelle principali città nipponiche erano infatti diffuse, in piazze o stazioni principali, teleschermi che mostravano notiziari di guerra o informazioni locali. Nel nostro Paese le trasmissioni erano per pochi fortunati; tra il 1939 e il 1940 si poteva assistere alle prime trasmissioni nazionali con tanto di presentatori, interviste sportive in studio, sketch, canzoni, balletti e opere. Le grandi aziende elettrotecniche italiane iniziarono immediatamente la fabbricazione di televisori a valvole destinati a un piccolo pubblico che era limitato a gerarchi, docenti, industriali e imprenditori che installarono sui tetti delle tre grandi città italiane (Torino, Milano e Roma) le prime antenne per la ricezione delle immagini. Non fecero eccezione i Palazzi Vaticani e Villa Torlonia, dimora di Mussolini. La regolare programmazione televisiva del tempo è testimoniata in gran parte sul «Radiocorriere» che riporta tutta una serie di novità assolute per l’Italia di quell’epoca. Purtroppo, a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, gli archivi dell’EIAR furono andati distrutti. Documenti, palinsesti, sceneggiature, foto, ordini di servizio, pellicole e tutto ciò che documentava quella prima generazione di televisione, andarono in fumo.
E come mai nessuno ricorda che c’era una televisione prima della guerra? I motivi sono molteplici. Innanzitutto si trattava di un apparecchio sperimentale e in secondo luogo, i conflitti mondiali interruppero bruscamente ogni tipologia di sviluppo. Le aziende elettrotecniche sopracitate fecero spazio a produzioni di radiotrasmittenti e prodotti per uso bellico. Inoltre, molte persone che vissero nell’immediato dopoguerra, non fecero nulla per salvaguardare questo patrimonio storico, in quanto veniva considerato figlio dell’ideologia nazi-fascista. (Fonte: "La TV di Mussolini" di Diego Verdegiglio, Castelvecchi Editore 2003).
Quando parte "ufficialmente" la televisione in Italia, il 3 gennaio 1954[3], è una televisione pubblica gestita dallo Stato in regime di monopolio. Nonostante le numerose richieste eseguite nel corso degli anni da liberi cittadini intenzionati a gestire una propria emittente televisiva, il Parlamento si dimostra non favorevole e anche la Corte Costituzionale, interpellata a proposito, si pronuncia a sfavore.
Solo dopo accese battaglie giudiziarie nel 1974 viene permessa la televisione privata (la prima ricordata è TeleBiella). Prima relativamente alla televisione via cavo (in ambito locale) a seguito della Sentenza n.225 del 1974 della Corte Costituzionale, e poi anche relativamente alla televisione terrestre (sempre in ambito locale) a seguito della Sentenza n.202 del 1976 della Corte Costituzionale.
A seguito di tale liberalizzazione nascono centinaia di emittenti televisive locali. Tra queste le emittenti del gruppo Fininvest primeggiano e si trasformano da realtà locali a realtà nazionali ottenendo prima l'autorizzazione a coprire tutta l'Italia, poi l'uso della diretta, prima di allora non concessa alle televisioni private. Nasce così una realtà aziendale, Mediaset, in grado di rivaleggiare con il servizio pubblico della RAI.
Pay TV

La pay TV è la televisione privata a pagamento.
La televisione privata nasce gratuita: l'editore dell'emittente televisiva si finanzia attraverso la pubblicità e l'utente televisivo fruisce dei vari programmi televisivi gratuitamente. La pay TV nasce per fornire programmi televisivi di pregio e possibilmente non interrotti dalla pubblicità, programmi per cui l'utente è disposto a pagare, come film e telefilm in prima visione televisiva o eventi sportivi di particolare importanza.
Per estensione una pay TV è anche un'emittente televisiva, o una piattaforma televisiva, a pagamento. Raramente oggi però sono offerte singole emittenti televisive a pagamento, la tendenza è quella di offrire una piattaforma televisiva, cioè un'offerta il più possibile ricca e variegata in modo da attrarre il più possibile l'acquirente.
Televisione generalista e televisione tematica
La televisione generalista è la televisione che offre i contenuti più vari, dal film al documentario, dall'evento sportivo al talk show. La televisione tematica invece è la televisione che offre contenuti ristretti ad un particolare ambito di interesse, ad esempio l'informazione, lo sport, i documentari, la musica, il cinema.
La televisione nasce generalista. In seguito, con il proliferare di emittenti televisive in concorrenza tra loro, nasce l'idea di restringere l'offerta di contenuti ad un particolare ambito come modo per assicurarsi un proprio bacino di utenti. Con l'arrivo poi della pay TV la televisione tematica si afferma definitivamente: i provider delle piattaforme televisive a pagamento cercano infatti di arricchire e diversificare il più possibile l'offerta di contenuti in modo da attrarre il maggior numero di utenti e ciò viene attuato offrendo ogni genere di televisioni tematiche in modo che sia possibile fruire dei contenuti preferiti in ogni momento della giornata. A partire dalla metà degli anni 2000 i canali televisivi tematici gratuiti sono aumentati, favoriti dall'entrata della televisione digitale via terrestre e quindi rendendo possibile una maggiore scelta anche agli spettatori che non devono necessariamente pagare un corrispettivo economico alle piattaforme di televisione a pagamento; queste però sono un numero inferiore se si fa riferimento alla quantità e alla scarsità di argomenti trattati per quanto riguarda la qualità.
Dotazioni per l'utente

Per ricevere la televisione è necessario il televisore. Il televisore è l'apparecchio elettronico di forma rettangolare che visualizza i contenuti visivi, riproduce i contenuti sonori, ed eventualmente gestisce i servizi interattivi della televisione. Molto sommariamente è composto dalle seguenti parti: lo schermo (dispositivo di visualizzazione dei contenuti visivi), uno o più altoparlanti (dispositivi per la riproduzione dei contenuti sonori), l'elettronica per il funzionamento di questi due dispositivi, e il ricevitore. Il ricevitore è l'insieme dei circuiti elettronici per la compatibilità con gli standard televisivi.
In alternativa al televisore si può usare un monitor. Il monitor è l'apparecchio elettronico che riproduce contenuti visivi di tipo televisivo e/o di altro tipo, come ad esempio quelli di un computer, è necessario quindi che sia predisposto per visualizzare i contenuti visivi di tipo televisivo. Può non essere predisposto per la riproduzione di contenuti sonori, in questo caso è necessario provvedere con un impianto di riproduzione sonora esterno. Inoltre il monitor è sempre sprovvisto del ricevitore, sono però disponibili ricevitori esterni. Il ricevitore esterno per la televisione analogica è anche chiamato sintonizzatore o set top box (set top box è la denominazione per un generico apparecchio elettronico che aggiunge funzionalità televisive ad un televisore, ad un monitor, o ad un videoproiettore), per la televisione digitale invece è anche chiamato decoder (decoder è una semplificazione di Integrated Receiver and Decoder, in sigla IRD, termine però che non si è mai diffuso nell'uso comune) o set top box. In particolare se il decoder è per la televisione digitale terrestre è detto decoder terrestre, se è per la televisione digitale satellitare è detto decoder satellitare.
Tutti i moderni televisori sono dotati di connettori per collegare, al pari dei monitor e dei videoproiettori(fatta eccezione eventualmente per il sonoro), eventuali set top box. Se il televisore non è compatibile con gli standard televisivi che si vuole ricevere, è quindi possibile dotarsi della compatibilità con tali standard attraverso l'appropriato set top box. Inoltre è anche possibile collegare al televisore altri tipi di apparecchi come videocamere, videoregistratori, lettori DVD, ecc.
Un seconda alternativa al televisore è il videoproiettore. Il videoproiettore è un apparecchio elettronico che proietta contenuti visivi di tipo televisivo e/o di altro tipo su appositi teli. Per il videoproiettore vale tutto quanto già detto per il monitor.
Per la televisione terrestre e la televisione satellitare serve anche un'apposita antenna. Per la televisione terrestre può essere sufficiente anche un'antenna di dimensioni ridotte, può quindi essere anche integrata nel televisore. La televisione terrestre e la televisione satellitare sono ricevibili anche in movimento. Ma mentre per la televisione terrestre sono possibili televisori palmari (anche integrati con altri tipi di apparecchi palmari come ad esempio i telefonini), la televisione satellitare è ricevibile in movimento solo su mezzi mobili in quanto è necessario un certo spazio per l'installazione dell'antenna. Un'antenna satellitare per mezzi mobili è anche notevolmente più costosa di quelle per postazione fissa in quanto dovendo mantenere il puntamento sul satellite geostazionario è dotata di meccanismi automatici di puntamento. Un altro svantaggio della televisione satellitare è che tra l'antenna e il satellite non ci può essere nessun tipo di ostacolo. Non è quindi possibile ad esempio installare l'antenna satellitare all'interno di edifici.
La televisione via cavo serve solo punti fissi, tipicamente luoghi abitativi.
Per predisporre all'interno di abitazioni più punti di accesso alla stessa antenna, o allo stesso cavo in caso di televisione via cavo, è necessario anche un apposito impianto di telecomunicazioni.
Sviluppo e funzionamento

Considerata concettualmente un'evoluzione della radio, la quale è limitata alla sola diffusione di contenuti sonori, la televisione fu parallelamente sviluppata da diversi gruppi di lavoro in diversi paesi (è quindi arduo individuare una reale primogenitura), anche per finalità militari (come spesso accade per molte invenzioni) e fu resa disponibile al pubblico subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Mentre per l'audio poteva agevolmente utilizzarsi la tecnologia della radio, per la ripresa, la trasmissione e la ricezione delle immagini dovevano studiarsi nuove forme tecniche da affiancare.
Partendo dal concetto della persistenza delle immagini sulla retina umana, il cui principale utilizzo comunicativo era il cinema, allora con il marcato consolidamento, e con il calcolo delle proporzioni di definizione per le quali l'occhio umano non avrebbe potuto distinguere le differenze di dimensione infinitesima, si pensò di rendere su uno schermo idoneo (televisore) un'immagine elettronica scandita altrove da una telecamera e trasmessa via radio.
La telecamera, ricalcata per le ottiche sulla cinepresa, analizzava elettronicamente brandelli infinitesimali dell'immagine inquadrata, usando un pennello elettronico di lettura che scandiva l'immagine per righe, da sinistra a destra, componeva un pacchetto di dati del tipo "luce/buio" (analogo all'acceso/spento e poi allo 0/1 del sistema binario) e lo trasmetteva ordinatamente via radio.
Dall'altro lato, il ricevitore decodificava questi dati attraverso un altro pennello elettronico (di scrittura) che percorreva da dietro, sempre per righe alterne, lo schermo: questo fascio di elettroni accendeva dei fosfori che una volta "eccitati" emettevano luce, lasciando inerti quelli dove occorreva buio.
Il fascio di elettroni veniva "guidato" da un campo elettromagnetico creato da bobine poste sul collo del tubo catodico.
I tempi ridottissimi di scansione (25 fotogrammi al secondo) consentivano poi di rendere le immagini in sequenza a ritmi superiori a quelli del cinema, consentendo un'ottimale resa del movimento.
Per la trasmissione furono scelte gamme di frequenza che consentissero un'ampia portata di dati: le migliori risultarono infine quelle delle VHF (Very High Frequencies, frequenze da 30 a 300 MHz) e UHF (Ultra High Frequencies, frequenze da 300 MHz a 3.0 GHz). Per la ricezione si rese necessario dotare gli apparati riceventi di antenne complesse, capaci di raccogliere con sufficiente amplificazione le vari componenti del segnale.
La banda che ogni canale occupa è di 7 MHz per trasmissioni in VHF, 8 MHz per trasmissioni in UHF.
La televisione a colori

Col tempo, e col progresso delle tecnologie elettroniche (ma anche con la progressiva riduzione delle dimensioni dei componenti, grazie ai transistor), fu possibile ipotizzare e realizzare una trasmissione di immagini a colori, effettuando analisi e suddivisioni dell'immagine scandita secondo le componenti dei colori fondamentali (rosso, blu e verde), da riprodurre in tutta analogia su schermi in cui al posto di uno strato uniforme di fosfori di un solo colore (tipicamente bianco), era presente una matrice composta da terne (disposte a "delta" nei primi tipi poi "in line") di fosfori di colori diversi: rosso, blu, verde (RGB).
Aspetti sociali ed effetti sui bambini

La televisione ha svolto un ruolo fondamentale nella socializzazione dei secoli XX e XXI. Ci sono molti aspetti della televisione che possono essere affrontati, incluse le ricerche sulla violenza nei media.
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milano agenzia modelle, Teatro

agenzia di modelle milano provini per castings logoIl teatro è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano nell'esecuzione di un evento spettacolare dal vivo. milano agenzia modelle,
La parola deriva dal greco θέατρον (théatron, che significa "spettacolo"), dal verbo θεαομαι (théaomai, ossia , comprende le arti tramite cui viene rappresentata, sotto forma di testo recitato o drammatizzazione scenica, una storia (un dramma, parola derivante dal verbo greco δραω drao = agisco). Una rappresentazione teatrale si svolge davanti ad un pubblico utilizzando una combinazione variabile di parola, gestualità, musica, danza, vocalità, suono e, potenzialmente, ogni altro elemento proveniente dalle altre arti performative. Non sempre è necessaria la presenza di un testo: il movimento del corpo in agenzia di modelle milano provini per castings logouno spazio con fini artistici ed illustrativi, eseguito di fronte ad uno spettatore, è definito di per sé teatro. Oltre al teatro di prosa in cui la parola (scritta o improvvisata) è l'elemento più importante, il teatro può avere forme diverse, come l'opera lirica, il teatro-danza, il kabuki, la danza katakali, l'opera cinese, il teatro dei burattini, la pantomima, che differiscono non solo per area di nascita, ma per il differente utilizzo sia delle componenti che costituiscono la rappresentazione, sia per i fini artistici che esse definiscono.
La particolare arte del rappresentare una storia tramite un testo o azioni sceniche è la recitazione, o arte drammatica. In molte lingue come il francese (jouer), l'inglese (to play), il russo (играть - pron. igra't), iltedesco (spielen), l'ungherese (játszik) il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Il termine italiano, invece, pone l'accento sulla finzione, sulla ripetizione del gesto o della parola .
Come qualsiasi altra forma artistica e culturale anche il teatro si è evoluto dalle origini ad oggi, nelle diverse epoche e luoghi. La storia del teatro occidentale pone come origine di questa disciplina la rappresentazione teatrale nella cultura dell'antica Grecia: i precedenti esempi teatrali (Egitto, Etruria ed altri) ci aiutano a comprendere la nascita di questo genere, ma non vi sono sufficienti fonti per delinearne le caratteristiche.

Da Aristotele ai giorni nostri, il termine ha subito diverse interpretazioni e sviluppi, ed è certo che il dibattito intorno ad una definizione esaustiva dell'evento teatrale continuerà in futuro.

agenzia di modelle milano provini per castings logoSintetizzando i punti di convergenza dei diversi insegnamenti che hanno attraversato il teatro contemporaneo negli ultimi decenni, da Jerzy Grotowski a Peter Brook, da Giorgio Strehler a Eugenio Barba, possiamo trovare elementi comuni per una definizione: il teatro è quell'evento che si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra almeno un attore che agisca dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.

Silvio D'Amico ha definito appunto il teatro come «la comunione d'un pubblico con uno spettacolo vivente».

« Non gl'immobili fantocci del Presepio; e nemmeno ombre in movimento. Non sono teatro le pellicole fotografiche che, elaborate una volta per sempre fuor dalla vista del pubblico, e definitivamente affidate a una macchina come quella del Cinema, potranno esser proiettate sopra uno schermo, tutte le volte che si vorrà, sempre identiche, inalterabili e insensibili alla presenza di chi le vedrà. Il Teatro vuole l'attore vivo, e che parla e che agisce scaldandosi al fiato del pubblico; vuole lo spettacolo senza la quarta parete, che ogni volta rinasce, rivive o rimuore fortificato dal consenso, o combattuto dalla ostilità, degli uditori partecipi, e in qualche modo collaboratori. »

(Silvio D'Amico, Storia del teatro.)

In senso lato può avvenire anche fuori dagli spazi consueti, in ogni luogo dove sia possibile raccontare una storia o catalizzare l'attenzione di un pubblico. Gli elementi essenziali che distinguono un evento teatrale da, per esempio, una conferenza o dal vociare di un mercato pubblico, sono, nella pratica teatrale:

la scelta consapevole di una forma (nella finzione drammatica il personaggio o la maschera);

la definizione di uno spazio nel quale tale forma possa agire (il palcoscenico, tradizionale o improvvisato);

il tempo stabilito dell'azione (l'elemento drammaturgico, la durata di un testo o di una partitura gestuale).

È utile notare come, in ogni caso, spesso l'improvvisazione renda variabili le costanti sopra descritte, anche se è opinione corrente dei maestri di questa disciplina che solamente il rigore di uno schema predefinito renda l'attore libero di variarlo.

Più in generale, ciò che separa il teatro da altri avvenimenti che coinvolgono un pubblico, è il carattere di compiutezza dell'azione scenica che la rende classificabile come arte e la distingue dagli altri eventi sociali, didattici o semplicemente quotidiani. Ciò non esclude del tutto che l'evento teatrale (la 'magia' di Eduardo) si possa temporaneamente manifestare anche in altri contesti: nella parentesi narrativa di un insegnante durante una lezione scolastica, o nella esibizione di un giocoliere in una piazza affollata.

Il teatro drammatico 

Il dramma è un'opera letteraria che deve essere rappresentata. Sicuramente può essere definito teatro uno spettacolo coreografico, il varietà, gli spettacoli musicali e i numeri da prestigiatore, le esibizioni dei giocolieri nel circo, così come i pagliacci. Di norma, però la storia del teatro restringe il campo della sua indagine alla forma «principe» di evento teatrale: il teatro drammatico. Vale a dire la rappresentazione, la finzione drammatica, in cui gli attori interpretano personaggi, storie, ambienti diversi dai propri, intendendo con questo dare vita ad una forma d'arte.

Nel teatro drammatico, è necessaria la presenza di tre elementi fondamentali: autore, attori e spettatori. Se in altre forme d'arte teatrale spesso l'autore non è necessario, in un dialogo teatrale, scritto o non scritto, esiste sempre un autore, che può talvolta coincidere, nel caso dell'improvvisazione, con l'attore stesso. Il teatro drammatico presuppone quindi l'esistenza di un testo, e la comunicazione verbale, anche quando non esclusiva, è comunque fondamentale.

Il concetto di dramma e di drammaticità è legato maggiormente ad un dialogo che non ad un monologo o ad una lirica (pur potendo etimologicamente essere riferita a qualunque forma letteraria destinata alla scena). È con la presenza di almeno un altro attore dialogante che si può meglio esprimere la caratteristica principale del teatro drammatico: il contrasto tra almeno due differenti elementi. Bernard Shaw, introducendo il suo primo volume di commedie, afferma: «Non c'è opera teatrale senza conflitto». Un contrasto può verificarsi anche in un testo leggero, e costituisce la sua ossatura.

Il Teatro di Sabratha in Libia

Nel teatro il concetto di spazio ha almeno due significati: il primo è lo spazio fisico, il luogo della rappresentazione, il secondo è lo spazio dell'immaginazione, quello che Vladimir Toporov definisce come mitopoietica.

Il luogo teatrale, spazio 'concreto' dell'azione scenica, può identificarsi con un teatro o una qualsiasi altra struttura adatta a ospitare una rappresentazione (nel caso del teatro di strada, al contrario, sono attori e pubblico ad adattarsi ad una struttura destinata ad altri scopi). All'interno del luogo teatrale può essere delimitato lo spazio scenico, ovvero il perimetro della rappresentazione vera e propria, affidata agli attori.

Lo spazio rappresentato, inesistente fino a un momento prima dell'inizio della rappresentazione, è il luogo mentale che viene evocato, grazie all'immaginazione dello spettatore e alla maestria dell'artista che ne crea i confini, con la possibilità, durante la performance, di variarne continuamente le dimensioni e la forma (si può citare, a questo proposito, lo spazio variabile creato dall'artista del mimo che voglia rappresentare una cella, un muro, o uno spazio sconfinato).

agenzia di modelle milano provini per castings logoTeatro Romano di Leptis Magna

A volte, lo spazio rappresentato può coincidere con il luogo teatrale. È il caso di spettacoli o performance iper-realistici, o di rappresentazioni teatrali (ne è un esempio lo spettacolo Barboni di Pippo Delbono, messo in scena in un androne della Stazione Centrale di Milano nel 1998) in cui gli attori, rappresentando sé stessi, compiono azioni teatrali in un luogo che coincide con il luogo reale in cui essi potrebbero agire quotidianamente.

Chiaramente definito, lo spazio rappresentato è stato, nel tempo e nella cultura occidentale moderna, incorniciato nell'arco scenico che, nel teatro all'italiana, divideva nettamente il luogo dell'azione scenica da quello della fruizione: solo in epoche recenti, rifacendosi agli esempi degli antichi, l'azione si è spostata anche nel luogo della fruizione, per tentare la "riconciliazione" tra una tipologia di teatro che non prevedeva la partecipazione dello spettatore ed una che, invece, sosteneva la sua importanza all'interno della relazione teatrale.
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Tempi teatrali 

 L'elemento temporale, in una rappresentazione teatrale, è ciò che ne determina più di ogni altra cosa le caratteristiche di alterità rispetto all'esperienza quotidiana. Dalla ideazione, attraverso il tempo dedicato alle prove, fino alla rappresentazione, i tempi teatrali prendono il sopravvento sul tempo individuale, coinvolgendo alla fine all'interno di coordinate extra-quotidiane anche il pubblico, che tornerà al proprio tempo abituale al calare del sipario.

Lo studio del tempo è parte integrante e fondamentale dello studio dell'attore teatrale: evidente nel caso di una battuta comica, la precisione di tempo e ritmo nella parola e nell'azione determina la riuscita di una scena, e spesso dell'intera rappresentazione. Questo è particolarmente determinante in ogni azione performativa che si svolga dal vivo, in cui il riscontro del pubblico è immediato: lo spettatore stesso concorre a determinare il tempo comune dell'evento teatrale, di per sé irripetibile, anche durante le repliche di uno stesso spettacolo.

Si può quindi parlare di tempo teatrale come di un'esperienza transitoria e unica, in cui si incontrano il tempo dell'esecuzione con quello della fruizione. 

La durata della rappresentazione come evento, nella storia del teatro, fu definita in ogni epoca con modalità differenti. Nel teatro greco, il tempo della rappresentazione coincideva con la durata di una intera giornata, spesso coincidente con il tempo rappresentato nel testo (vedi l'esempio della tetralogia dell'Orestea di Eschilo, che si apre all'alba concludendosi con il calare del giorno). Nel teatro medioevale, si estese fino a comprendere, in alcuni misteri, anche 25 giorni consecutivi. Nel teatro colto del Cinquecento si arrivò alla divisione in tre atti, fino ad arrivare ai giorni nostri ai tradizionali due tempi con intervallo, rispettati nella maggior parte delle produzioni teatrali. Sperimentazioni, nel senso della sintesi estrema o al contrario della dilatazione, sono state eseguite da molti artisti e registi del Novecento. Un esempio di sperimentazione delle possibili variazioni temporali nell'evento teatrale sono gli spettacoli itineranti, che spesso hanno struttura ciclica, nei quali lo spettatore ha la possibilità di fruire della rappresentazione da un punto non necessariamente coincidente con l'inizio, e ripetere la visione per il tempo desiderato. Un esempio recente è lo spettacolo Infinities, allestito da Luca Ronconi nel 2001.

Il tempo narrato sulla scena, necessariamente 'al presente' anche quando si riferisca ad eventi passati, è il frutto di una convenzione che intuitivamente si stabilisce tra i due protagonisti dell'evento: l'artista e lo spettatore. Entrambi, sospendendo le regole che governano le rispettive esistenze, si prestano ad una sorta di gioco, spendendo le proprie energie nel costruire il rapporto che si genera. Durante una serata particolarmente riuscita, entrambi escono dall'edificio teatrale con una diversa percezione. Per molti attori questo si accompagna ad una sorta di 'felice spossatezza' fisica ed emotiva, fatto che ha portato molti maestri del teatro ad utilizzare, per l'esperienza performativa la similitudine con l'atto sessuale. Come in quest'ultimo, è stato detto non senza ironia, la riuscita è determinata dal rispetto di un climax, che porti l'attore e lo spettatore a raggiungere gradualmente il culmine dello spettacolo attraverso un sapiente aumento del ritmo dell'azione.

Nella convenzione teatrale, spesso allo spettatore è affidato il compito di ricomporre cronologicamente i fatti che gli vengono presentati in una successione non sempre consequenziale. Nell'Edipo re di Sofocle, ad esempio, la storia inizia quasi dalla fine, nel giorno in cui Edipo, al termine della sua avventura, vedrà palesarsi il suo destino tragico. In questo caso, l'intervento dei messaggeri e del coro fornisce gli elementi necessari alla ricostruzione degli eventi. Aristotele, nella Poetica, definì il tempo di una rappresentazione come unitario, ossia un corso temporale che si svolga compiutamente dall'inizio alla fine. Il filosofo aveva anche asserito che l'azione dell'epopea e quella della tragedia differiscono nella lunghezza "perché la tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole o poco più, mentre l'epopea è illimitata nel tempo". Nella tragedia greca il coro, tra l'altro, era essenziale, per evitare incongruenze e spiegare gli antefatti. Orazio, come Aristotele, insistette sul concetto di unità. In epoca rinascimentale, ad Aristotele vennero attribuite le cosiddette tre unità, di azione, luogo e tempo, in cui quest'ultima sancirebbe la regola sopra descritta (peraltro presente come convenzione in molti testi del teatro greco antico, come nell'esempio citato).

Il teatro elisabettiano e spagnolo prima, e più radicalmente il teatro contemporaneo hanno mescolato e rivoluzionato non solo i generi, ma anche le convenzioni relative al tempo rappresentato. Brecht, Samuel Beckett, Tadeusz Kantor, Thomas Eliot, hanno proposto nuovi schemi narrativi, in cui l'elemento temporale entra a far parte delle scelte stilistiche. Con Brecht, l'uso epico del tempo teatrale (definito nella modalità di un racconto distaccato di avvenimenti lontani, anche quando il personaggio parla in prima persona) concorre all'effetto di straniamento perseguito dall'autore, in Beckett la durata è determinata dal tempo del pensiero non-logico, un tempo interiore contraddittorio, che rappresenta il dramma dei personaggi con l'utilizzo di un linguaggio e di azioni apparentemente innocenti. In Ionesco la definizione di tempi e silenzi è una precisa indicazione narrativa:

« Altro silenzio. La pendola suona sette volte. Silenzio. La pendola suona tre volte. Silenzio. La pendola non suona affatto. »

Più recentemente sono stati mutuati nel linguaggio teatrale stili e modi provenienti dal cinema e dalle arti visive. L'utilizzo di flash-back e flash-forward, di video proiettati sul fondale o in schermi, moltiplicando le possibilità di raccontare tempi diversi, anche contemporaneamente.

Stili teatrali 

 Ci sono innumerevoli stili e generi che possono essere impiegati dai commediografi, dai registi e dagli impresari per venire incontro ai diversi gusti del pubblico, nei diversi contesti e culture. Possiamo elencarne alcuni, anche se la lista sarà sempre incompleta, considerando il fatto che i generi elencati non si escludono a vicenda. La ricchezza del teatro è tale che i praticanti di questa disciplina possono prendere in prestito elementi di ognuno di questi stili e presentare lavori multi-disciplinari in una combinazione
agenzia di modelle milano provini per castings logovirtualmente infinita.

Tragedia: è un dramma di intento serio e di significato in genere elevato, generalmente di tema mitologico o storico e perciò spesso ambientata fra gli dei od alla corte di un re, (vedi tragedia greca) in cui un personaggio eroico affronta gli eventi o le conseguenze delle sue azioni, e generalmente si conclude con la morte dei protagonisti o con la descrizione della loro pena. In epoca classica, raccontava un fatto perlopiù noto a tutti.

agenzia di modelle milano provini per castings logoCommedia: perlopiù a lieto fine, la commedia ha temi leggeri, si occupa di problemi quotidiani e mette a nudo le debolezze dei suoi personaggi. Generalmente i personaggi sono persone comuni che si trovano negli ambienti del ceto medio-alto urbano (servi compresi). La risata è il segno più forte di complicità tra spettatore e attore, e la maestria nel delineare personaggi comici ha portato al successo numerosi attori teatrali.

Musical: (abbreviazione di musical comedy) è un genere di rappresentazione teatrale in cui l'azione viene portata avanti sulla scena non solo dalla recitazione, ma anche dalla musica, dal canto e dalla danza.

Concerto-show: è una moderna forma ‘ibrida’ di spettacolo teatrale che coniuga in modo coerente le due espressioni singolarmente ben definite e definibili.

Si adatta molto bene alla messa in scena di Opere liriche, Musical, ecc. con l’intenzione di dare risalto all’aspetto musicale del lavoro senza trascurare, quando e dove possibile, quelli scenografici, costumistici, coreografici, di ambientazione. Per la sua stessa flessibilità nella messa in scena, si adatta ad ambienti anche di dimensioni ridotte. In tempi recenti risulta arricchito, e quindi maggiormente gradevole, dalle moderne tecnologie in campo audiovisivo. Un esempio recente, con ritorni positivi da parte degli spettatori, è rappresentato dall'Opera Musicale Moderna “Raffaello e la leggenda della Fornarina” (Musica e Libretto: Giancarlo Acquisti) presentata in questa veste di Concerto-Show, nel 2011, al Teatro Argentina di Roma e successivamente ai “Musei Capitolini”. Ad esso si stanno ispirando nuovi spettacoli,

Commedia dell'arte: è una rappresentazione in cui gli attori, basandosi su un canovaccio, rappresentano vicende ispirate alla realtà quotidiana, arricchite con numeri acrobatici, danze e canti, e con l'ausilio di maschere.

Teatro dell'assurdo: è in genere riferito ad un particolare stile teatrale di scrittori di teatro europei ed americani sviluppatosi tra gli anni quaranta e sessanta del Novecento; si caratterizza per dialoghi apparentemente senza significato, ripetitivi e senza connessioni logiche.

Grand Guignol: è un dramma contenente scene macabre di pronunciata e spesso esagerata efferatezza, con l'ausilio di effetti speciali più o meno rudimentali.

Mimo: è una rappresentazione di azioni, caratteri e personaggi che si serva solamente della gestualità piuttosto che della parola.

Kabuki: è una forma di teatro, sorta in Giappone all'inizio del '600. Le vicende sono espresse attraverso l'emotività dei singoli personaggi, il particolare prevale sempre su considerazioni morali o politiche di carattere generale. Al testo, che spesso non ha una unitarietà narrativa, si aggiungono movimenti stilizzati e un uso della voce vicino al canto.

Nō: è una forma di teatro sorta in Giappone nel XIV secolo che presuppone una cultura elevata per essere compreso, a differenza del Kabuki che ne rappresenta la sua volgarizzazione. È caratterizzato dalla lentezza, da una grazia spartana e dall'uso di maschere caratteristiche.

Generi a sé stanti 

Alcuni eventi teatrali sono considerati dei generi a sé stanti, pur entrando nel novero delle rappresentazioni di carattere teatrale.

Opera lirica: è un genere teatrale e musicale in cui l'azione scenica è sottolineata ed espressa prevalentemente attraverso la musica ed il canto. I cantanti sono accompagnati da un complesso strumentale che può allargarsi fino a formare una grande orchestra sinfonica. In genere non sono presenti attori, e il testo letterario, chiamato libretto, è perlopiù cantato nella virtuosa modalità della voce lirica.
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Teatro-danza: è una forma di danza allegorica, spesso simbolista, fortemente animata dalla fusione tra teatro e arti figurative, e dove l'elemento narrativo è connotato in modo astratto e antinaturalistico. In genere anche in questo caso non ci sono attori in scena, ma danzatori, escludendo quei casi di attori poliedrici in grado di eseguire complesse coreografie.

Teatro dell'oppresso: è un metodo teatrale elaborato da Augusto Boal a partire dagli anni sessanta, prima in Brasile e poi in Europa, che usa il teatro come mezzo di conoscenza e come linguaggio, come mezzo di conoscenza e trasformazione della realtà interiore, relazionale e sociale. È un teatro che rende attivo il pubblico e serve ai gruppi di "spett-attori" per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono. Ha tra le finalità quella di far riscoprire alla gente la propria teatralità, vista come mezzo di conoscenza del reale, e di rendere gli spettatori protagonisti dell’azione scenica, affinché lo siano anche nella vita.

Teatro canzone: genere teatrale e musicale, nato su ispirazione e derivazione del musical, ma più espressamente figlio del teatro di Bertold Brecht e degli spettacoli francesi di cantanti come Edith Piaf, Jacques Brel, Juliette Greco. Il massimo esponente di questo genere è stato Giorgio Gaber che, con Sandro Luporini ha creato un vero e proprio filone di musica e teatro di narrazione, legato principalmente a tematiche sociali e politiche, fin dalla fine degli anni '60. Attualmente molti cantautori e gruppi operano con stili e realizzazioni sceniche vicine al teatro canzone. Qui possiamo citare Flavio Oreglio, Marco Paolini coi Mercanti di Liquore, Yo-Yo Mundi, Banda Putiferio.

Teatro ludico: è un genere teatrale in cui l'azione scenica introduce gli elementi per un gioco che implica la partecipazione del pubblico

Il teatro dietro le quinte 

 Il teatro non è solo ciò che si vede sul palcoscenico. Uno spettacolo spesso coinvolge un intero mondo di persone nella creazione dei costumi, delle scenografie, dell'illuminotecnica, della musica, e tutti coloro che, dietro le quinte, concorrono al perfetto svolgimento dell'evento, i direttori di scena, gli attrezzisti, i macchinisti, i tecnici audio e luci, il trovarobe, le sarte, le parrucchiere e, ovviamente, il regista.

Storia 

Alle origini del teatro c'è l'aspirazione umana a rendere tangibile la relazione con le divinità, attraverso la rappresentazione del sacro nei riti e nelle danze, e allo stesso tempo il bisogno di intrattenere e definire i rapporti sociali, attraverso la forma della festa e della finzione ludica. Il ritrovamento di un papiro, nel 1928, da parte di Kurt Sethe, ha dimostrato come, mille anni prima della nascita della tragedia greca, il teatro fosse praticato nell'antico Egitto sotto forma del culto dei "Misteri di Osiride". Dall'archeologia sappiamo inoltre come la civiltà minoica conoscesse l'uso di strumenti musicali, come la cetra e il flauto, e come l'arte della danza fosse già praticata come mimica di azioni di caccia o di guerra.

Teatro e rito

 Il rapporto tra rito e teatro è in continuo sviluppo, dagli albori di questa disciplina fino ai giorni nostri. L'autonomia del teatro dal rito è una conquista progressiva: in origine, l'attore e il sacerdote si confondono. La maschera sacra che inizialmente è la rappresentazione del dio, diventa poi lo strumento di un gioco narrativo che si allontana dal senso originario. Durante le rappresentazioni dionisiache in cui, per usare le parole del filologo ungherese Károly Kerényi, «gli uomini passano dalla parte degli dei», accanto alle forme rituali si sviluppano forme teatrali e parateatrali, che assumono il carattere nuovo di affermazione dell'identità di gruppo e di condivisione di valori comuni. Rito e teatro, una volta distinti, assumono compiti diversi. Il teatro esplora la condizione umana, diventando coscienza critica sulle condizioni del mondo, dando forma alla tensione verso il futuro, alle speranze e progettualità sociali del gruppo.

In epoche successive, il confine tra teatro e rito si ridefinisce. Nelle corti rinascimentali le rappresentazioni (sacre e profane) esprimono l'essenza dello Stato Assoluto e le ragioni spirituali e politiche del potere. Nascono cerimoniali laici, esemplari del rapporto tra il Principe e la società, mentre il teatro celebra nuovi eroi, ricollegandosi ai miti classici. L'ultimo grande cambiamento nel rapporto tra rito e teatro si ha nella Rivoluzione Francese, che smantella il senso religioso come legame della collettività. Il teatro assume la sua forma mondana e commerciale, espressione della nascente borghesia.

Teatro e cinema
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 «Il cinematografo non ha niente a che vedere col teatro», disse una volta Eduardo De Filippo. «L'attore quando muore deve morire. Basta! Deve sparire! Non deve lasciare quest'ombra, questa falsa vita». Peter Brook afferma che la vita di uno spettacolo teatrale dura, al massimo, quattro anni, dopodiché lo spettacolo «invecchia e muore». Una delle più evidenti differenze tra le due arti è il perdurare nel tempo dell'evento spettacolare. Il cinema definisce l'attore nella sua prestazione artistica, fissandola sulla pellicola. Nel teatro uno dei fondamenti del mestiere d'attore è la ricerca della perfezione sapendo di non poterla mai raggiungere. La pratica teatrale rivolge la sua maggiore attenzione sul processo più che sul risultato (che nel cinema è l'unico possibile elemento di valutazione).

Sia il teatro che il cinema tentano di rappresentare la realtà, non necessariamente in una modalità naturalistica. I temi e gli argomenti che toccano sono simili, e se la 'settima arte', più giovane, ha tratto elementi utili dal teatro, il travaso è avvenuto anche nella direzione inversa. Il cinema delle origini, fatto di inquadrature fisse, somiglia al teatro e del teatro utilizza i testi. Mentre il cinema prende il suo spazio e raggiunge una completa autonomia, il teatro sperimentale porta nelle sale le immagini proiettate, arrivando al 'teatro multimediale' degli ultimi anni, in cui è frequente la presenza di una videocamera sul palcoscenico, che riprende in modo più o meno insolito ciò che succede in scena, per rimandarlo immediatamente su uno o più schermi.

Teatro e televisione 

 Negli anni cinquanta e sessanta, quando la Rai prefiggeva compiti pedagogici alla programmazione televisiva, il teatro di prosa occupava uno spazio rilevante nei palinsesti, con un appuntamento fisso settimanale, raddoppiato, poi, quando venne irradiato anche il secondo canale.

All'epoca le trasmissioni erano rigidamente in diretta, per cui il linguaggio di tali "teleteatri" era molto simile a quello del teatro tradizionale. In genere, però erano realizzati in studi televisivi e solo eccezionalmente riguardavano riprese di spettacoli teatrali dal vivo della scena.

Nel repertorio largo spazio era riservato a testi stranieri. Per quello che riguardava la produzione italiana un interessante filone fu quello del teatro "dialettale" come Eduardo De Filippo e Gilberto Govi.

Tra gli autori si spaziava da Aristofane ad Alfieri, Shakespeare, Schiller, Čechov, Goethe, Ibsen, Pirandello.

Con il sopravvento della teleregistrazione cambiò anche il genere, con il sorgere dello sceneggiato televisivo, la fiction e il definitivo allontanamento del linguaggio televisivo e quello teatrale.

Negli anni d'oro il mezzo televisivo contribuì grandemente alla conoscenza nel grande pubblico di autori, opere, registi, attori. In genere l'accoglienza fu entusiastica. Una operazione eccessivamente "intellettuale" fu nel 1959 il Dyskolos di Menandro (l'unica sua commedia pervenutaci pressoché intera) che suscitò una indignata serie di lettere di protesta per l'intreccio giudicato "puerile".
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Casting

milano agenzia modelle. Nella produzione cinematografica, teatrale, televisiva e simili, il casting è il processo di selezione degli attori (o in generale dei partecipanti) che dovranno apparire sulla scena, a partire da una cast list, ovvero da una lista dei ruoli che dovranno essere ricoperti da tali attori, generalmente corredata da informazioni sulle caratteristiche fisiche o psicologiche richieste. La figura professionale che dirige questa attività è generalmente indicata con il termine casting director, che spesso agisce inizialmente attraverso l'intermediazione delle agenzie di management. Dopo una prima selezione da parte di tali agenzie, il casting director procede alla selezione finale avvalendosi prima di provini su parte e poi di provini di interazione (che coinvolgono rispettivamente un singolo attore o un gruppo di attori).
Un'ulteriore modalità di provino, diffusa soprattutto in televisione, è quella del provino aperto, con uno o più giorni dedicati alla scelta degli attori, che si presentano nel luogo e all'ora stabilita senza appuntamento e vengono ricevuti in ordine di arrivo; solitamente in questo caso la parte da recitare viene distribuita all'ingresso o consegnata direttamente al momento del provino.
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La più antica traccia storica sull'attore è rintracciabile su un testo dei Veda, nel quale vengono fornite raccomandazioni di rito ad un gruppo di attori-sacerdoti rappresentanti il primitivo teatro indiano.Il primo caso documentato di recitazione nel mondo occidentale da parte di un attore risale al 530 a.C., probabilmente il 23 novembre, (sebbene le modifiche nel calendario negli anni rendono difficile determinare la data esatta) quando l'attore greco Tespi salì sul palco al Teatro di Atene in occasione delle feste di Dioniso e divenne il primo a parlare come personaggio in una rappresentazione. Gli espedienti della narrazione furono immediatamente rivoluzionati. Prima della invenzione di Tespi, le storie venivano tramandate con poemi, musica e danza ma con narrazione in terza persona: nessuno aveva assunto la parte del personaggio della storia. In onore a Tespi, gli attori furono chiamati Tespiani. Un mito del teatro tramanda sino ad oggi che Tespi esista come spirito malevolo e i disastri nel teatro talvolta sono ritenuti conseguenza del suo intervento spiritesco.
Eschilo introdusse il secondo attore (deuteragonista), consentendo in tal modo il dialogo fra gli attori, mentre Sofocle ne aggiunse un terzo (tritagonista) e solo nel tardo teatro greco, in qualche occasione, comparve anche un quarto attore. Gli attori a quel tempo venivano addestrati, non solo alla recitazione, ma anche alla danza ed al canto e all'uso della maschera fissa, di pianto o di riso. Nella rappresentazione di divinità e di personaggi eroici, l'attore ricorreva all'uso di coturni, di imbottiture e di alte acconciature per sembrare più alto. Nell'antica Grecia gli attori erano retribuiti dallo Stato e potevano ottenere privilegi e riconoscimenti, tra i quali quello di ambasciatore. Gli attori tragici più noti furono Teodoro, Nicostrato e Tessalo.
Nell'antica Roma invece il teatro perse ogni carattere sacro e si trasformò in un'attività ludica. Gli attori, detti ludii o histriones venivano reclutati tra gli schiavi e socialmente equivalevano agli infames. Già a quei tempi il pubblico poteva dimostrare la sua disapprovazione per la recitazione, fischiando, e l'attore, in questo caso, era costretto ad umiliarsi al punto di togliersi la maschera. Nella tarda romanità, alcuni attori riuscirono a far parte dei liberti e ad ottenere un buon prestigio sociale. Gli attori più popolari furono Esopo e Roscio.
Durante il Medioevo l'attore fu, per lo più, il sacerdote, che indossava abiti sacri parzialmente alterati per consentirgli di calarsi nel personaggio. Quindi il dramma coincise, in quel tempo, con il dramma cristiano derivato dalla liturgia e dai testi sacri. In questo periodo, durante le processioni e le feste, parteciparono anche cittadini nel ruolo di attori-dilettanti e talvolta queste persone cercarono fortuna con l'attività di comico professionista, che si esibiva nelle bettole o nelle piazze.
Verso la metà del Cinquecento apparvero i comici della Commedia dell'Arte, addestrati alla mimica, alla vocalità, alle acrobazie e soprattutto al lazzo, per lo più improvvisato. In questa fase anche la donna appare sul palcoscenico e si formano le prime compagnie girovaghe sui loro carri. La loro posizione sociale non fu elevata, e subirono l'ostilità della Chiesa. Contemporaneamente nacque anche la figura di attore stabile, fisso nella corte del signore, che rispetto al suo collega nomade, poteva disporre di una maggiore sicurezza economica e della possibilità di intraprendere studi. Tra i comici italiani dell'arte si misero in evidenza e divennero famosi: Tiberio Fiorilli chiamato anche Scaramouche, maestro di Molière, Silvio Fiorillo, il primo Pulcinella, Niccolò Barbieri detto il Beltrame.
Se durante l'Illuminismo nacque una nuova concezione di attore, nell'Ottocento si allargò il pubblico smanioso di divertirsi e di apprendere e di conseguenza l'attore assunse il ruolo di depositario dell'eleganza e della cultura, divenendo, per alcuni strati della popolazione, un idolo ammirato non tanto per il ruolo o per il personaggio, quanto per se stesso. Da qui nasce il fenomeno denominato delGrande Attore. Tra gli attori celeberrimi si annoverarono: in Francia Sarah Bernhardt, in Inghilterra Edmund Kean, in Italia Adelaide Ristori, Tommaso Salvini, Ernesto Rossi e la generazione successiva Eleonora Duse, Ermete Zacconi e Ermete Novelli che meglio rappresentano il periodo chiamato del mattatore.
Nel Novecento il fenomeno del divismo si trasferì dal teatro al cinema e alla televisione e gli attori contemporanei possono diventare modelli di costume, di linguaggio e di comportamento. Tra i principali attori del secolo, si ricordano: Greta Garbo, Anna Magnani, James Dean, Rodolfo Valentino, Marlene Dietrich.
Il termine attore deriva dal latino actor, ossia colui che agisce. Nel passato, il termine attore era riservato agli uomini. Le donne iniziarono a recitare solo nel XVII secolo, e allora si iniziò ad usare il termine attrice. Nell'antichità e nel Medioevo, era considerato disdicevole per una donna salire sul palcoscenico e questa percezione continuò sino al XVII secolo, quando a Venezia fu interrotta. Al tempo di William Shakespeare, le parti femminili erano interpretate da uomini o ragazzi, sebbene vi sia qualche elemento per sospettare che vi fossero donne che recitavano (illegalmente) mascherate da uomini. Un attore normalmente recita un personaggio. Nel caso di una storia vera, o una storia di un personaggio storico romanzata, un attore può recitare un personaggio reale, o una sua versione romanzata, eventualmente se stesso. L'attore che interpreta personaggi fortemente tipicizzati si definisce caratterista.
Le attrici talvolta recitano le parti di ragazzi e bambini, perché per taluni aspetti una donna somiglia più ad un ragazzo di un uomo. La parte di Peter Pan, ad esempio, è tradizionalmente recitata da una donna. La tradizione del ragazzo protagonista nellapantomima è un altro esempio. Un adulto che reciti la parte di un ragazzo capita più in teatro che nel cinema. L'eccezione è nei cartoni animati in cui i ragazzi sono generalmente doppiati da donne. Nell'Opera ci sono alcune parti maschili tradizionalmente cantate da voci femminili, normalmente di mezzosoprano. Esempi sono Hansel in Hansel e Gretel e Cherubino nelle Nozze di Figaro
Mary Pickford interpretò la parte del Piccolo Lord Fauntleroy nella prima versione cinematografica del libro. Linda Hunt vinse un premio Oscar alla migliore attrice non protagonista in The Year of Living Dangerously, in cui recitava una parte maschile.
Anche recitare una parte del sesso opposto per l'effetto comico è una lunga tradizione del teatro e del cinema comico. Molte commedie di Shakespeare comprendono casi di travestimento, e sia Dustin Hoffman che Robin Williams sono apparsi in film di successo in cui hanno recitato molte scene vestiti da donna. Un esempio ancora più adatto è probabilmente Divine in tutta la sua carriera.
Gli attori impiegano una varietà di tecniche apprese con la preparazione e l'esperienza. Eccone alcune:
1. L'uso accurato della voce per comunicare le caratteristiche del personaggio ed esprimerne le emozioni. Questo risultato si ottiene con l'attenzione alla dizione e all'intonazione mediante una corretta respirazione e articolazione. Si ottiene anche con il tono e l'enfasi che un attore mette nelle parole.
2. L'assunzione di un aspetto coerente con il personaggio, per renderlo credibile per gli spettatori e per utilizzare in modo corretto e appropriato lo spazio scenico.
3. L'uso della gestualità per integrare la verbalità, interagire con gli altri attori e enfatizzare le parole o dare loro significati simbolici.
4. La creatività e l'ispirazione dell'attore possono essere stimolate da adeguati esercizi di rilassamento e di visualizzazione. La funzione di questi esercizi è principalmente quella di focalizzare l'attenzione cosciente sul lavoro creativo, disperdendo le frequenti tensioni legate a preoccupazioni di carattere personale o ad una più generale paura del pubblico e della prova in sé.
5. Premi di recitazione
6. Premi Oscar (cinema)
7. Premio Golden Globe (cinema)
8. Premi Emmy (televisione)
9. British Academy of Film and Television Arts (cinema, TV, film per bambini, videogiochi)
10. Premi del Festival di Cannes
11. Premi della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia
12. Premio Ubu (teatro)
13. Premi Tony (teatro)
14. Premi European Theatre (teatro)
15. Premi Laurence Olivier (teatro)
16. Premio Eleonora Duse (teatro)
17. Premio Adelaide Ristori (teatro)

 

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